Not a single penny. Un sondaggio promosso dal National center for public policy research ha trovato un risultato molto interessante sulle attitudini degli americani: il 48 per cento del campione non è disposto a sborsare uno spicciolo per ridurre il riscaldamento globale. Solo il 18 per cento sarebbe pronto a pagare una extratassa di 50 centesimi sulla benzina, mentre il 28 per cento accetterebbe un'imposta inferiore al mezzo dollaro. Si tratta di un dato che i candidati presidenziali dovranno tener ben presente nel cercare di declinare il loro approccio alle questioni climatiche: infatti, la vasta maggioranza dei cittadini statunitensi secondo altre indagini resta favorevole alla lotta all'effetto serra. Se si combinano le diverse reazioni, si ottiene un risultato non molto dissimile (probabilmente) da quello europeo: molti ritengono in astratto importante tagliare le emissioni di anidride carbonica, ma all'atto pratico non intendono contribuirvi direttamente. Bruxelles ha sciolto questo nodo con l'introduzione di un sistema di "cap & trade", che agisce di fatto come una tassa implicita ma non è visibile ai consumatori. E' una specie di trucco delle tre carte, in cui i giocatori hanno in ogni momento la sensazione di aver fatto le mosse giuste, ma alla fine vince il banco. Se i politici europei fossero onesti, renderebbero più trasparente il meccanismo di scambio delle emissioni, per consentire di valutarne l'efficacia e l'impatto economico. Ma se così fosse, è probabile che una porzione significativa dei consumatori abbandonerebbe il tavolo - cioè, fuor di metafora, appoggerebbe proposte che abbiano l'effetto di ridurre i costi, non di aumentare le tasse. Raccontare la favola del clima che cambia è facile: il difficile sta nel far seguire alle parole i fatti senza fare i prestigiatori della politica. Quanto diverso, e migliore, sarebbe il mondo se la regola fosse: put your money where your mouth is.
Carlo Stagnaro
(© Il Foglio, 25 marzo 2008)