Non fosse stato per la mossa a sorpresa di Clemente Mastella, i riflettori della scena politica romana sarebbero stati tutti puntati sui Verdi. Prima dell'apertura della crisi di Governo, l'appuntamento più atteso della settimana era infatti il voto (in programma mercoledì scorso al Senato) sulla mozione di sfiducia al loro leader, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
L'aver scampato il processo proprio quando non sembravano più esserci vie di fuga non ha però cancellato i tanti errori e guai provocati dall'ambientalismo all'italiana dei Verdi, la cui "politica dei no" ha contribuito a spingere il Governo Prodi verso il collasso. L'allarme immondizie in Campania è infatti solo l'ultimo esempio dei danni provocati da una compagine che, a differenza di quanto fatto dai Verdi nel resto d'Europa, si è negata al confronto sia con gli avversari sia con gli alleati politici. Un partito che, arroccandosi su posizioni ostinatamente contrarie a qualsiasi tipo di intervento, si è trasformato in un vero e proprio freno per lo sviluppo del Paese.
MONTAGNE DI RIFIUTI
"La questione rifiuti mette il problema davanti agli occhi di tutti - spiega Riccardo Cascioli, presidente del Cespas (Centro europeo di studi su popolazione, ambiente e sviluppo) e autore del libro "Le bugie degli ambientalisti" - ma la radice della questione è che l'ambientalismo si traduce in un no a qualsiasi cosa". Dal "niet" alla costruzione di inceneritori o termovalorizzatori, allo stop ai rigassificatori. Dall'opposizione alle grandi infrastrutture, al blocco di molti dei progetti avviati dal Governo Berlusconi. La lista degli interventi fermati dai Verdi è lunghissima. Così come quella dei danni provocati al Paese da un ministro che ha voluto applicare alla politica un'intransigenza da militante.
"Aver detto no alla costruzione degli inceneritori per il trattamento dei rifiuti solidi urbani - spiega Franco Battaglia, docente di chimica all'Università di Modena e autore con Renato Angelo Ricci del libro intitolato "Verdi fuori, rossi dentro" - ha lentamente ingigantito un problema fino a farlo esplodere come è avvenuto in Campania (unica regione a non avere un inceneritore) e, in particolare, in provincia di Napoli, il cui presidente è un esponente dei Verdi".
UN FRENO ALLO SVILUPPO
Ma non solo. Perché la musica non cambia se si pensa ai rigassificatori, impianti la cui costruzione consentirebbe al nostro Paese di ridurre la dipendenza dai gasdotti russi e algerini e, attraversamento l'allargamento del mercato, di ridurre i costi delle bollette energetiche. Se in Italia è attualmente in funzione un solo impianto, quello di Panigaglia in provincia di La Spezia, e se la costruzione di nuovi rigassificatori sta procedendo lungo un vero e proprio percorso a ostacoli, è infatti proprio grazie alla politica energetica del Sole che ride.
"Al di là delle sue dichiarazioni di principio, che sono sempre molto vaghe, la politica del ministro dell'Ambiente è quella di creare le condizioni per cui l'offerta, e quindi i consumi di energia, non debbano crescere. - commenta Carlo Stagnaro, direttore del dipartimento Ecologia di mercato dell'Istituto Bruno Leoni - Così, partendo dal presupposto che per un Paese è sbagliato crescere, si opera per evitare che ci sia un progresso. E lo si fa sia attraverso richieste e opposizioni pretestuose, sia in maniera strisciante".
ADDIO GRANDI OPERE
E che dire delle grandi opere avviate dal Governo Berlusconi? Dal progetto per la linea ferroviaria Torino-Lione, che già due anni fa era finita nel mirino di Pecoraro Scanio pronto a protestare al fianco dei No-Tav della Val di Susa, a quello per il ponte sullo Stretto di Mes- sina, tutte si sono scontrate con la strenua opposizione dei Verdi italiani. Tutto ciò nonostante "nel mondo esistano meravigliosi ponti, frutto dell'ingegno umano, senza che questi abbiano creato alcun danno ambientale. - prosegue Battaglia - Piuttosto, il vero danno ambientale del ponte sullo Stretto di Messina è la sua assenza: basti vedere gli ingorghi quotidiani, spesso caotici, ad un capo e all'altro dello stretto".
Ma la politica del non fare riguarda anche le centrali nucleari e la chiusura agli Ogm, sulla quale le posizioni di Pecoraro Scanio hanno comportato per l'Italia il mancato rispetto delle direttive europee. Il tutto con conseguenze negative non solo per l'ambiente, ma anche per l'economia del Paese.
Un recente studio dell'Enel su dati Agici - Finanza Impresa ha infatti messo in evidenza che la mancata realizzazione dei rigassificatori costerà al Paese 5,9 miliardi di euro (per il periodo compreso tra il 2008 e il 2020) e che i costi associati alla mancata realizzazione di interventi per lo smaltimento dei rifiuti costeranno altri 30 miliardi di euro, al netto di quanto verrà speso per gestire l'emergenza in corso in Campania.
Cifre di fronte alle quali sarebbe necessario "essere capaci di riportare la questione ai suoi termini essenziali, concretamente tecnici, anziché discutere di aria fritta - sottolinea Antonio Massarutto, dell'Istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente dell'università Bocconi di Milano - anche perché la gente non è così stupida come la si dipinge, per cui se pubblica amministrazione, politica e imprese fossero sufficientemente oneste da spiegare i vari aspetti e da condividere il processo decisionale, qualcosa si riuscirebbe anche a fare".
Dino Bondavelli
(© Il Giornale della Libertà, 25 gennaio 2008)