"Cresce il numero di persone che passano le loro giornate davanti a computer e televisori e crolla la percentuale di chi fa attività fisica all'aria aperta o visita parchi naturali. La causa di questo processo di involuzione? Si chiama progresso e per alcuni fa male male alla salute e alla natura". L'articolo pubblicato da Repubblica lo scorso 6 febbraio (a firma di Benedetta Perilli) esordisce così, puntando il dito contro la tecnologia. Certo, l'uso del computer e la televisione non favoriscono l'andare a spasso sui prati o a nuotare nel mare o a scalare una montagna. Ma quella che per tutto l'articolo si lascia intendere - e cioè che siano le tecnologie dell'ultima generazione a compromettere il rapporto uomo-natura - è una presunzione di verità che poco c'entra con la realtà dei fatti. Qualunque attività umana, a cominciare dal lavoro se esso è sedentario, confligge con il contatto con la natura fine a se stesso. D'altro canto, è proprio la peculiarità dell'uomo quella di vivere non secondo natura, come gli animali, ma in accordo con esso (si spera e ci si prova), andando oltre. Anche mangiare a tavola o cucinare sono attività che a ben vedere sottraggono tempo reale alle scampagnate, ma non per questo vengono citate nell'articolo, che poggia le sue basi su una ricerca di due scienziati americani, ricercatori americani, Oliver R. W. Pergams and Patricia A. Zaradic, che hanno pubblicato il loro studio su "Proceedings of the National Academy of Sciences". Gl studiosi e la giornalista se la prendono con l'hi-tech (di per sé incolpevole, semmai è l'uso che se ne fa, ossia la testa della gente, a dover cambiare) perché, come i treni ad alta velocità che ci fanno restare in Europa o le autostrade che non si possono più rimandare, è il simbolo di quella modernità che al mondo "verde" che conosciamo ormai da tre decadi fa letteralmente schifo. Per loro vale la regola del buon selvaggio, quella della fuga dal mondo reale in cerca di un Eden senza luce elettrica, senza servizi, senza nulla di nulla che non siano le caverne nelle quali aspirano ad abitare, forse, ma dalle quali l'uomo ha fatto di tutto per fuggire, invece. "M'illumino di meno", la campagna sul risparmio energetico di questi giorni, è la dichiarazione implicita che, se potessero, ci staccherebbero la luce. Quella, come l'hi-tech, serve allo sviluppo dell'umanità che non ha mai rinunciato a usare le sue invenzioni per migliorare il proprio stile di vita. Non utilizzarle, significherebbe arrendersi alla marea dell'ambientalismo di maniera (e un po' marxista) che odia la comodità e il progresso anche quando non sporca e porta ricchezza. Utilizzarle con un po' di cervello, quello sì che sarebbe moderno e ecofriendly.